Momenti di disgusto: le 5 scarpe da donna più brutte di sempre

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Siete pronte a scopire le 5 scarpe da donna più brutte di tutti i tempi?

Forza si comincia…

Posizione numero 5 : Dr Martens

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Partenza non a razzo per questa classifica, le Dr Martens, un loro perché lo avevano.

Mezzo pensierino, lo ammetto, ce lo avevo fatto anch’io.
Stivaletto generalmente venduto nel colore nero, con un evidente stringa circa arancio prima della suola.
L’imbrazzante nasce dall’abbinamento con il resto dall’abbigliamento, l’utilizzo anche nel periodo estivo con annesso acquario ricreato in poco tempo al loro interno e nelle imbarazzantissime moltitudini di colorazioni.
Di questo modello, forse ancora in vendita, imitazioni da quattro soldi in nylon usato per i sacchi della spazzatura  a iosa, sui migliori banchi di mercato.

Posizione numero 4: Prada modello Luna rossa

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Correvano gli anni 2000, una nuova passione stava divorando il popolo italiano.

Una nuova schiera di esperti, guru di uno sport talmente elitario, che i più, me compresa, ne ignoravano l’esistenza: la barca a vela e l’Americas Cup.
Luna Rossa in quegli anni imperversava nei nostri televisori a orari, che, nella vita normale, non esistono.
Nuovi termini, cazza, stramba, prua, poppa. Al singolare. Non al plurale (grazie Santa Lucia, tu, nel dubbio, escile sempre).
In questo contesto, col grande risalto nel popolo giovanile di queste scarpe, vendute alla modica cifra di 400 mila lire (cifra che in euro diventò matematicamente 400 euro).
Le più “in” ci facevano pure ginnastica perchè “larghe e comode come le Prada, non ce n’erano”.
Anche qui colorazioni di ogni tipo. Le mie preferite in ordine di schifo: azzurro puffo e rosa candy

Posizione numero 3: Le Hogan

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Si sale di classifica, siamo al podio.

Questo genere di scarpe ha preso piede più di recente rispetto agli altri modelli.
L’imbarazzo però è totale. Anzi superiore, visto che siamo sul podio.
Sneaker da donna, con una forma tale, che può essere utilizzata anche come scarpa ortopedica, senza nessun tipo di problemi.
Pare che qualche medico le abbia pure consigliate per problemi di postura, oltre che di gusto.
Diverse colorazioni anche di questo fantastico modello, da sottolineare le versioni ultraglitterate, da tamarra doc.
Imbarazzo che sale nella moltitudine di versioni taroccate in vendita in ogni mercato rionale che si rispetti.

Posizione numero 2: Fornarina

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Correva la fine degli anni ’90 e nelle radio imperversava la voce di Celine Dion, quasi fastidiosa.
Come le Hogan, calzata ortopedica: pare che proprio da questo modello i fiorentini di DDV presero spunto per l’obbrobrio da podio di cui sopra.
Il modello argento però aveva quel qualcosa in più: sul tallone una generosa colata di silicone (quello stesso usato per sigillare la doccia delle pubblicità con le minne di fuori degli anni ’90).
Modello unico, colorazioni anche qui di vario genere (e dubbio gusto). Top del top, il verdone fondo di bottiglia da ubriacone.

Posizione numero 1: Buffalo

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Eccoci arrivati, all’ambitissimo numero 1.

Pensate lo schifo, l’imbarazzo e la vergogna di chi le acquistò.
Passati gli anni, qualcuno a me discretamente vicino, nega di avere mai avuto questo modello, quando tutti i suoi amici affermano il contrario.
Le Buffalo.
Cosa dire? Penso che l’immagine sia quanto mai esplicativa.
Notizia quasi certa, i disegnatori (se così si possono definire) abbiano preso spunto direttamente dai più moderni carri armati.
Suola alta almeno 15 centimetri (certe versioni arrivavano anche 25-30 cm), resto della scarpa in tessuto acrilico fastidioso alla vista e allergizzante al tatto.
Avete vinto voi.

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